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Talenti da non perdere

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Se qualcuno se li fosse persi, ecco il terzo degli articoli usciti su Nova del 23/10/08

Talenti da non perdere

Quali caratteristiche devono avere le persone che si devono occupare di sistemi di sicurezza? Quali caratteristiche devono avere per non essere troppo velocemente obsoleti? Quali talenti dobbiamo cercare?
Già nella domanda c’è un principio di risposta. Per molto tempo si è data la prevalenza alla preparazione tecnica, alla competenza e sono proliferate forme di certificazione delle professionalità che sono sicuramente servite a far uscire il mestiere dall’ambito della “stregoneria dello smanettone” per portarlo in quello più corretto della preparazione specifica.
Ma da componente esclusiva la competenza è divenuta prerequisito e non fattore esclusivo.
Oggi il fattore decisivo è quello del “talento”, quell’insieme di caratteristiche che trasformano un bravo tecnico in un esperto di sicurezza, come trasformano un medico preparato in un bravo medico, un musicista diplomato in una star.
Di talenti hanno bisogno i team di sicurezza informatica perché il mondo dell’hacking è sempre stato pervaso di talenti (fino ad esserne sinonimo) ed oggi con il passaggio dall’epoca cavalleresca dell’hacker che cercava “il bel gesto” a quella meno nobile della criminalità organizzata che truffa ruba e fugge, ci si confronta con un mondo di grandi capacità, estro, creatività, sostenuto da risorse economiche e motivazioni fortissime.

Senza arrischiare una definizione specifica del talento, provo a dire qual è stata la mia esperienza trentennale nel cercare e assumere talenti per i team delle organizzazioni a cui ho collaborato.
Serve innanzitutto una grande capacità di ascolto, di saper cogliere segnali deboli e sfumature che spesso richiede un approccio metodico e quasi maniacale; il paragone che faccio è con quei musicisti che ascoltano in modo ossessivo un brano dei Beatles o dei Pink Floyd (come facevo io da ragazzo) per cogliere quel certo suono o quella sfumatura che nessuna partitura scritta sarà in grado di riprodurre.
Ascolto vuol dire capire schemi, comportamenti, modelli e poco cambia se stiamo parlando di un assolo di Carlos Santana o del log di un firewall.
Serve poi una grande dose di coraggio e di voglia di provare strade non battute, non per il gusto della stravaganza (rischiosa) ma per il gusto della scoperta e dell’innovazione, un atteggiamento in cui la domanda giusta è sempre “E se invece facessimo in altro modo?”. Lo hanno fatto i grandi artisti che hanno assorbito tutto ciò che potevano dai loro predecessori, studiando e copiando umilmente (competenza) per poi sviluppare un proprio modo originale di rileggere la realtà (talento).
La terza dote è la curiosità verso i nuovi fenomeni non solo come fatto culturale ma come reale esperienza vissuta: è pensabile oggi un esperto di security che non sappia nulla di blog, di Facebook o di YouTube? Che non utilizzi il chatting in rete o Skype? Non credo. Ma non basta sapere, per difendere, occorre esserci, esserci dall’interno, conoscere per esperienza quotidiana, capire linguaggi non codificati e modi di utilizzo imprevisti e non convenzionali.

La persona di talento che serve davvero non è, contrariamente a ciò che spesso si pensa, un solista, è piuttosto un grande musicista in un gruppo di altrettanti talenti che si nutre delle conoscenze altrui e le arricchisce a sua volta. Pensate ai Beatles Non sentirete mai un assolo di batteria o un riff di chitarra da vertigine, ma non c’è dubbio che quell’insieme magico ha cambiato per sempre la musica dei nostri tempi.
La security del futuro richiede grande apertura e capacità di collaborazione, di cogliere e rilanciare idee e di saper entrare velocemente in sintonia con temi, modalità e culture molto diverse fra loro e per farlo non basta la competenza, serve un elemento che trovate in chiunque faccia le cose con quell’ingrediente unico che è la passione per ciò che si fa.
In fondo ancora una volta ce lo avevano detto i Beatles: “All you need is love”.

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