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Campioni del mondo di sicurezza

Già lo scorso 9 dicembre Nova aveva dato la notizia: il team italiano dei Chocolate Makers, studenti del Dipartimento di Informatica e Comunicazione dell’Università di Milano, hanno vinto il campionato mondiale di hacking.

La notizia merita un approfondimento perchè il futuro della sicurezza sarà basato più sul talento, la creatività, la collaborazione che non sulla tecnologia e il fatto che gli italiani (già vincitori nel 2004 e nel 2005 con il team del Politecnico di Milano) siano ai massimi livelli mondiali ci dovrebbe fare riflettere e ben sperare.

Talento, creatività, collaborazione sono le caratteristiche che servono per vincere il “Capture The Flag” (in parole povere si tratta di catturare la “bandiera virtuale” celata nei sistemi avversari) sommate a una decisiva capacità strategica che sappia dosare le forze tra chi nel team deve difendere il sistema dagli attacchi esterni e chi deve invece catturare le bandiere altrui.

Lo scorso anno è stato segnato in Europa dall’ attacco di denial of service ai sistemi di un intero paese, l’Estonia e il fatto ha decisamente risvegliato l’attenzione dell’Unione al tema della sicurezza informatica e della protezione delle infrastrutture di rete come risorsa strategica. (E’ prevista una specifica riunione di analisi dell’accaduto e di scambio di esperienze il prossimo 17 gennaio a Bruxelles).

Mentre molti paesi si stanno attivando per potenziare le “squadre di difesa” con significative risorse messe a disposizione dai governi che comprendono l’importanza della posta in gioco, in Italia, distratti da altre “emergenze”, rischiamo di non valorizzare una capitale umano e di conoscenza di straordinario valore.

Mi si dirà che questa è una delle tante “storie” di eccellenza del BelPaese che non trovano sostegno nei finanziamenti alla ricerca, ma in questo caso c’è di più perchè lo sforzo minimo indispensabile richiederebbe davvero pochi soldi: finanziare la squadra vincente perchè insegnino ad altri ciò che hanno imparato sarebbe un investimento dalla ricaduta positiva straordinaria.

Non è solo un problema di disattenzione della politica, in questi anni ho anche più volte cercato (come Presidente del CLUSIT) di convincere diverse aziende private a sponsorizzare l’iniziativa con risultati deludenti: il marketing sembra più attratto dalle veline che da gente di talento come i nostri team di Capture The Flag.

Come è già accaduto in passato, i singoli membri del team hanno un futuro professionale assicurato e sono felice per loro, quello che occorrerebbe assicurare è la continuità della squadra, delle sue modalità di agire, delle sue caratteristiche umane oltre che tecniche come avviene in fondo in tutti gli altri sport.

Hanno vinto per cosa hanno fatto ma soprattutto per il “come” lo hanno fatto.

Il “cosa” lo possiamo anche comperare ma il “come” è merce rara e preziosa.