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Atteggiamenti responsabili

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Se qualcuno se li fosse persi, ecco il quinto e ultimo degli articoli usciti su Nova del 23/10/08

Atteggiamenti responsabili

Ho spesso insegnato che la sicurezza delle informazioni dipende dall’interazione di tre elementi: prodotti e tecnologie, servizi e modelli organizzativi e comportamenti e fattori umani.

Oggi la sfida più complessa riguarda la sfera dei comportamenti e non è un caso se in tutte le riunioni a livello europeo si stia richiamando l’attenzione dei governi dei paesi membri sulla necessità di un grande lavoro di educazione di massa degli utenti a un utilizzo consapevole della rete. Non si tratta di scaricare sugli utenti il rischio o la responsabilità, si tratta di far comprendere che la rete è il luogo dell’interazione, che è un ecosistema in cui ciascuno contribuisce con le proprie azioni (o con la propria trascuratezza) alla sicurezza complessiva.
A ben guardare il termine responsabilità significa capacità (abilitas) di dare risposte (responsa) e non possiamo chiedere oggi questa “abilitas” agli utenti, che spetta invece alle istituzioni, le sole che possono dare risposte adeguate per guidare la crescita di intere popolazioni ad un uso consapevole della rete.
Non c’è alternativa a questo processo perché il futuro possibile della rete dipende dal comportamento degli utenti, così come il futuro del pianeta dipenderà anche dai nostri comportamenti più o meno virtuosi e rispettosi dell’intero ecosistema o come la difesa dalle epidemie dipende dall’igiene collettiva almeno quanto dallo sviluppo di nuovi farmaci.
Nel tentativo di semplificare il proprio utilizzo, l’informatica ha banalizzato il rapporto con l’utente, lo ha trattato da scimmia (con tutto il rispetto per i nostri antenati!) che non doveva sapere i perchè e i come ma solo i “cosa voglio ottenere”, lasciando la responsabilità del tutto alle macchine e ai software che le governano.

E’ come se avessimo dato le automobili agli utenti senza ricordare continuamente che la loro vita e quella degli altri non dipende esclusivamente da mezzi e strade sempre più sicuri ma, forse in misura preponderante da comportamenti responsabili.
Quanto sforzo di comunicazione perché non si guidi in stato di ebbrezza! Bello sarebbe se facessimo un decimo dello stesso sforzo perché i nostri figli non usassero con uguale smodata incoscienza il chatting che è oggi, attraverso il protocollo IRC, una delle fonti più pericolose di diffusione del “malware”!
In Italia siamo presi da altre emergenze come quella dei rifiuti (come se lo spam non fosse un rifiuto che un giorno rischierà, se non trattato per tempo, di sommergere il nostro spazio telematico), o quella della scuola (dimenticando che un radicale cambiamento dei modi di apprendere è già in atto attraverso la rete) e rischiamo di non vedere come la rete, sia come infrastruttura che come fonte di servizi, è un fattore strategico proprio per consentirci di uscire positivamente da uno scenario economico di grave crisi.
Le minacce e le risposte si spostano sempre più verso i nodi periferici della rete proprio perché più essa cresce e più perde qualsiasi riferimento di “centro di controllo” che per disegno non ha mai posseduto. Dai grandi siti governativi la minaccia si sposta ora alle piccole e medie imprese con forme di microricatto, ai singoli individui con il phishing e il furto di identità.

Fare “awareness”, fare campagne che accrescano l’attenzione dei cittadini all’uso consapevole di internet non è questione di budget pubblicitario, significa un lavoro coordinato e costante che coinvolga gli internet provider (se crolla la fiducia nella rete, rischiano la fine delle banche d’affari di questi tempi), i comuni e gli enti locali periferici che sono quanto più vicino ci sia ai cittadini e alla loro vita quotidiana, le scuole perché smettano di trattare l’informatica come una materia e la trattino invece come acqua e aria per il futuro: un bene prezioso che va difeso assieme.